Martedì prossimo, dunque, verrà srotolato il sacro papiro dell'indignazione popolare, vergato da dieci milioni di scriba. Lo ha voluto il Pd di Bersani per mostrare, rimostrare e dimostrare quanto i sondaggi dicano il falso sulla popolarità del premier. "Obiettivo raggiunto", è stato annunciato a metà settimana e subito gli elenchi online delle firme sono state passati al setaccio della disinformatjia maggioritaria, pronta a spulciare i nomi di fantasia, esaltare i dubbi e ironizzare sul metodo. Che in un mese si riescano a raccogliere dieci milioni di singole firme con l'invito a Silvio Berlusconi per decorose ed eleganti dimissioni appare effettivamente singolare. Che ci siano buontemponi e "deviatori" di professione è inevitabile, ma soprattutto sono in pochi a sostenere che questa iniziativa, al di là della mediatizzazione, abbia un valore politico. Con in più l'effetto boomerang in agguato. Il più grande partito di opposizione conosce bene le regole del gioco perché è abituato a rispettarle, le regole. Per questo non può invocare il supporto popolare per una megamozione di sfiducia dopo aver fallito l'appuntamento del 14 dicembre e aver dimostrato, in successive occasioni, che non tutti i suoi deputati erano presenti in aula. La Costituzione dà grande importanza all'istituto referendario e al voto, libero, individuale e segreto con cui si stabilisce la propria preferenza rappresentativa. A quelle regole vorrei si attenesse un partito realmente democratico e non a pur generose iniziative popolari. Prestare il fianco all'ironia, al sospetto e alla demagogia è un rischio troppo grande, anche per rispetto di chi quelle firme le ha messe in scienza e coscienza. Usare poi con tanta leggerezza le rete per far correre il contatore del dissenso è semplicemente autolesionista. Uno smanettone alle prime armi può generare accessi pluridomiciliati in pochi secondi, come dimostra ogni notte lo stravolgimento delle classifiche di qualsiasi sondaggio online. Anche per questo, ma non solo per questo, io non sono tra quei dieci milioni di italiani. Perché preferisco mettere la mia firma e la mia faccia ogni giorno, sulla rete o tra gli amici e i conoscenti, per dire come la penso, con tutte le conseguenze del caso ma consapevole che un cittadino adulto ha questo diritto e, in questo frangente storico, questo dovere. Invocare la massa è una tendenza sempre pericolosa, anche quando è mossa dalle migliori intenzioni.